Si riverbera l’estate sui tristi
rifiuti della festa
e di nuovo
la marea consuma le sue vendette
periodiche, quelle inevitabili
elargizioni che van depositando
i loro notturni bottini sulla spiaggia.
Così il mare sceglie
le sue naturali vittime, incassa
il suo tributo di rancore e di sventura,
bolla anzitempo gli increduli
con il marchio infamante
dell’arbitrarietà del sacrificio.
E’ quello il meritato mare
delle metafore estive, dove
al largo si perdono
tante vertiginose avventure?
Nessuna memoria è più imparziale
di quella che si ostina in quelle acque:
i suoi naufraghi preconizzano
l’abbandono dei giorni futuri.